ILVA E AUTOTRASPORTATORI. IL CASO IN PARLAMENTO

Taranto – Adottare provvedimenti urgenti a sostegno di centinaia di piccole imprese dell’appalto Ilva. L’onorevole Gianfranco Chiarelli ha depositato una interpellanza parlamentare per chiedere al presidente del Consiglio dei Ministri, e al ministro per lo Sviluppo Economico, un intervento per sostenere quelle imprese che, anche a causa della mancata ammissione alla prededuzione, per i crediti rientrati nella massa passiva (si parla di circa 25 milioni di euro) rischiano la chiusura.
«Come è noto nell’anno 2012, a seguito di azione giudiziaria della Procura della Repubblica di Taranto, che disponeva il sequestro penale di parte degli impianti produttiva dello stabilimento siderurgico Ilva di Taranto, si apriva un lungo periodo di crisi per il territorio ionico, allo stato non ancora superato – si legge nell’interpellanza del deputato di Direzione Italia – Una delle più importanti conseguenze della vicenda innescata dai provvedimenti giudiziari è da ritenersi l’attivazione dell’amministrazione straordinaria, con ogni conseguenza sul piano delle sofferenze in capo ad un numero significativo di creditori. In particolare tale situazione riguarda centinaia di piccole aziende dell’appalto, autotrasportatori soprattutto, e piccoli fornitori. Nell’anno 2015 anche a seguito delle proteste degli autotrasportatori, fu siglato un accordo con i commissari Gnudi, Carruba e Laghi, in virtù del quale, a fronte della riduzione dell’anticipo di alcuni pagamenti correnti, si prospettava un canale preferenziale in riferimento a quanto rientrato nella massa passiva. Nei giorni scorsi il giudice delegato ha negato la prededuzione rispetto ad un ammontare complessivo di 25 milioni di euro. Diverso orientamento è scaturito invece per debiti nei confronti di importanti istituti di credito e per importi decisamente più significativi. E’ ancora noto – prosegue Chiarelli – che le procedure in atto di cessione ai privati della gestione Ilva, comporterà una sensibile ulteriore riduzione della occupazione, stimata per tutto il gruppo in circa 4.200 unità rispetto all’attuale organico occupato. Trattasi di personale diretto e dunque sono da valutare le ulteriori riduzioni per l’indotto. Nel contesto generale di grave crisi economica del territorio il provvedimento che nega la prededuzione per i crediti pregressi degli autotrasportatori tarantini, rischia di creare le condizioni per un generalizzato default delle aziende. E’ ipotizzabile che nei prossimi giorni siano programmate nuove azioni di protesta degli autotrasportatori, con ogni possibile conseguenza anche sul piano dell’ordine pubblico». Queste le ragioni che hanno spinto il parlamentare tarantino a chiedere, al presidente Gentiloni ed al ministro Calenda, di «intervenire con provvedimenti straordinari atti a sostenere in generale l’economia del territorio ionico attraverso lo stanziamento di fondi che anticipino e garantiscano i crediti degli autotrasportatori e piccoli fornitori dell’appalto Ilva». Diversamente «se ritengano di intervenire con provvedimenti che sospendano procedimenti esecutivi, e/o il pagamento di imposte e tributi per le aziende coinvolte.

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