PORTO DI TARANTO, CAPOFILA DELLA ZES DI TERRA D’OTRANTO DA LECCE A MATERA

L’ottimismo della volontà mi porta ancora a vedere nella Zes di Taranto uno strumento utile a costruire in un futuro prossimo nuove occasioni di sviluppo per affrancare l’area jonica dall’Ilva, ma il pessimismo della ragione mi fa vedere ogni giorno di più che attorno alla Zona economica speciale si sta giocando solo e soltanto una battaglia politica nella quale prevalgono interessi localistici che non hanno alcun riferimento con un piano strategico di sviluppo delle aree interessate, il quale, stando alla legge, deve essere predisposto dalla Regione Puglia.

In un intervento pubblicato su Quotidiano il 15 ottobre, domenica, è stata Chiara Montefrancesco a ricordare ancora una volta che la istituzione di una sola Zes in Puglia, con sede a Taranto, sarebbe stata la soluzione migliore per costruire attorno al porto e al retro porto del capoluogo jonico quel piano strategico previsto dalla legge, puntando alla valorizzazione e all’inserimento nello stesso di quelle aree anche non contigue al porto dove saranno applicati i benefici della Zona economica speciale (fiscalità di vantaggio e burocrazia zero). Condivido la posizione dell’imprenditrice salentina.

Ma questa possibilità è venuta meno, purtroppo, quando il governo e la maggioranza di centrosinistra hanno previsto nella legge per il Sud la possibilità di istituire due Zes in ogni Regione. Così è partita la corsa a costruire un modello di piano strategico che valorizzi due Zes, una a Taranto e l’altra lungo la linea adriatica attorno ai porti di Manfredonia, Bari e Brindisi.

Ora ci si interroga su come costruire il piano strategico e  tenere insieme le aree e gli interessi economici e territoriali. E l’incertezza regna sovrana, mentre piccoli interessi politici e familistici di cordate locali cominciano a far sentire la loro voce. Anche i Comitati di lavoro costituiti dalla Regione sono nati in un’ottica familistica e politicistica, tant’è che al Comitato della Zes adriatica possono partecipare tutti i consiglieri regionali e anche un parlamentare del Pd, a quello di Taranto solo gli amici del governatore Michele Emiliano.

Resto convinto che sia stato un errore costruire una Autorità di sistema portuale dell’Adriatico alla quale ha aderito il porto di Brindisi. Un’Autorità costruita sull’asse Taranto-Brindisi avrebbe permesso di integrare i due scali sia lungo un percorso di crescita legato alla logistica che per la valorizzazione del traffico passeggeri. Tra l’altro l’accorpamento delle Camere di Commercio ha portato a tenere insieme la città jonica e il capoluogo messapico.

In un’ottica di sistema della Puglia meridionale, sarebbe stato possibile coinvolgere nella Zes: i due porti e retro porti di Taranto e Brindisi e le aree non contigue della zona industriale di Lecce-Surbo, che giustamente i salentini chiedono venga valorizzata, dove ci sono possibilità di sviluppo legate al potenziamento dello scalo merci di Surbo; il centro intermodale di carico di Francavilla Fontana, un’opera incompiuta su cui sono stati spesi  alcuni milioni di euro, per la valorizzazione della quale esiste un protocollo di intesa sottoscritto dall’Autorità portuale di Taranto e dal Comune di Francavilla; l’area di Matera e Ferrandina in Basilicata, per tenere insieme il valore dell’iniziativa Capitale europea della cultura 2019. Di fatto in questo modo nascerebbe una Zes a disposizione della vecchia provincia di Terra d’Otranto, dove ci sono radici comuni e occasioni sulle quali è possibile costruire un futuro comune. Lo stesso presidente dell’Area di sviluppo industriale di Brindisi, Mimmo  Bianco, ha evidenziato la necessità di utilizzare il Centro di carico di Francavilla come cerniera logistica tra Taranto e Brindisi, comprendendo che difficilmente quella infrastruttura potrà essere valorizzata dalla Zes costruita attorno all’Autorità di sistema portuale adriatico, dove sono i baresi a decidere, come emerge anche dalla composizione del Comitato insediato dalla Regione la settimana scorsa.

Infine,  voglio ricordare che la legge per il Sud  destina al finanziamento della fiscalità di vantaggio delle Zes, di tutte le Zes del Mezzogiorno,  206 milioni di euro.  Davvero poca cosa quando si dovrà decidere quali interventi  finanziare. Ed è anche questo il motivo per cui continuo a credere che in un’ottica di interesse generale, tenendo conto delle infrastrutture esistenti e in fase di realizzazione a Taranto senza alcuna spinta municipalistica, il porto jonico sarebbe dovuto essere sede dell’unica Zes di Puglia, con il coinvolgimento di Brindisi e dell’area della vecchia provincia di Terra d’Otranto. Bari ha altre potenzialità, altre fonti di finanziamento e anche altri santi in Paradiso su cui contare. La Zes Adriatica, decisa e sostenuta anche da tanti parlamentari eletti in Terra d’Otranto, privilegia Bari e suona come uno scippo ai danni della nostra terra.

Gianfranco Chiarelli

VIA

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *