SVOLTA NEL PARTITO DI FITTO/ BARRA DRITTA E “DIREZIONE ITALIA”

Sulle ceneri di Conservatori e Riformisti nasce un nuovo soggetto politico. Chiarelli: «non un cambio di rotta ma il completamento di un percorso di rinnovamento del centro destra».
Un centro destra alla ricerca di un nuovo assetto, diviso tra movimenti “lepenisti” e liberali moderati, vede la nascita di un nuovo soggetto politico, il cui battesimo è avuto a Roma sabato 28 gennaio. All’Hotel Ergife una nutrita delegazione della provincia di Taranto, guidata dall’on.le Gianfranco Chiarelli, con cui abbiamo parlato delle novità introdotte con la nascita di “Direzione italia”
 On.le Chiarelli il partito di Raffaele Fitto cambia pelle?
«No. Non parliamo di cambio di rotta. A Roma si è completato un percorso avviato nel momento in cui, per coerenza e rispetto dei valori della destra liberale, abbiamo deciso con Fitto di distinguerci da chi quei valori ha tradito alleandosi con Renzi. La rotta quindi resta la stessa e la barra sempre dritta».
Perchè allora il cambio del nome?
«Non si tratta di un semplice cambio di nome; sarebbe riduttivo fermarsi ai “titoli”. Come dicevo si è completato un percorso. Con la Convenzione Blu si è dato vita ad un progetto nato dal confronto di idee, attraverso i tavoli tematici. Successivamente si è avuta la fase dell’aggregazione che, con il Patto Blu, ha visto avvicinarsi al nostro partito una ampia platea di movimenti locali. Quindi come atto finale la nascita di un nuovo soggetto politico che vede allargata la base dei partecipanti. Si è scelto quindi di individuare un nome a questa nuova aggregazione di forze. Scelta che è avvenuta, ancora una volta, attraverso il voto degli iscritti online, oltre sette mila».
Giocando un po’ sulle parole: qual è la “direzione” politica ora?
«Direzione Italia si propone, così come ha ribadito Raffaele Fitto a Roma, come la “casa per chi crede in idee, ha passione, e vuole buona politica” . Un movimento che fa scelte precise, di alternativa alla sinistra, con idee chiare che indicano nella più ampia partecipazione della base alle decisioni, lo shock fiscale e la rinegoziazione degli accordi comunitari, i principali pilastri. Primarie e nessun inciucio sono i cardini del programma; le condizioni irrinunciabili per ogni forma di collaborazione con altre forze».
A proposito di alleanze come vi ponete rispetto alle altre forze del centro destra?
«È in atto un processo di totale ricostruzione del centro destra in Italia. Il passato, che è fatto di tante cose buone ma anche di errori, va archiviato. Soprattutto occorre tornare a difendere i valori di una destra liberale e moderata, senza opacità nelle scelte. Il centro destra potrà tornare ad essere unito se, innanzitutto, si faranno scelte nette, senza infingimenti di sorta. Ci sono allo stato alcune differenzazioni rispetto ad esempio ad alcune posizioni radicali della Lega, ma ritengo che si possa giungere ad una sintesi. Molto vicine alle nostre posizioni sono quelle di Giorgia Meloni mentre con Forza Italia, soprattutto a livello locale, si è sempre dialogato, anche se non condividiamo la scelta di strizzare l’occhio alla sinistra. No ad altri patti del Nazareno!».
In primavera si vota a Taranto e a Martina Franca un appuntamento molto importante.
«Sì, si vota nelle due principali realtà della provincia ma anche in altri importanti comuni. Il comune denominatore è quello di amministrazioni di sinistra che lasciano macerie dappertutto. Taranto negli ultimi dieci anni è scesa agli ultimi posti di tutte le classifiche relative alla qualità della vita. E’ aumentata la disoccupazione e il disagio sociale, servizi inesistenti, commercio alla canna del gas, nessuna progettualità. A Martina si è voluto sperimentare la “novità”; la sinistra ha vinto più per colpe nostre che per meriti propri: come è finita è noto. Ritengo non vi sia alcun dubbio sul fallimento della esperienza amministrativa di Ancona e della maggioranza a trazione PD che lo ha sostenuto. Ritengo che i martinesi abbiamo compreso la lezione e non ripeteranno l’errore».
A Martina Franca c’è un fiorire di movimenti, associazioni, ipotesi di liste civiche; i partiti non attraggono più l’elettorato?
«In occasione delle amministrative da tempo si assiste alla presenza di un civismo molto attivo. Occorre distinguere però tra quei movimenti che nascono effettivamente da gruppi di impegno civico, lontani dalle logiche dell’appartenenza a questo o a quello schieramento, che propongono la propria visione molto spesso su tematiche specifiche, e chi invece è in ogni caso organico ai partiti e si maschera da movimento civico. In generale ritengo sia comunque positivo che segmenti della cosiddetta società civile scendano in campo per proporre idee e offrire il proprio contributo; non penso però che ciò possa dire che i partiti siano esclusi; anzi. Sul piano dei valori, delle scelte strategiche, nonché dei riferimenti ideologici, ritengo che non vi siano alternative ai partiti. L’antipolitica è solo una modalità mediatica, sfruttata per cavalcare la protesta, ma in realtà si tratta in ogni caso di politica, al di là delle forme che si propongono».
Direzione Italia dunque come intende affrontare l’appuntamento elettorale?
«L’obiettivo per il centro destra deve essere quello di unire le forze ricercando la giusta sintesi. Occorre definire un progetto comune e individuare la squadra migliore per realizzarlo. Ritengo ci siano tutti i presupposti perché ciò avvenga, a Taranto come a Martina e negli altri comuni in cui si vota, mettendo da parte personalismi e qualunque forma di pregiudiziale o reciproco veto. L’unica condizione per Direzione Italia è quella di proporre una alternativa netta alla sinistra, senza se e senza ma».

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